08 gennaio 2012

Lotterie unica fede in cui sperare


So bene quanto anacronistico suoni iniziare un anno senza il sorriso o parole più o meno speranzose. E' che purtroppo per quanto impegno ci metta i fatti e le consuetudini mi spingono in una direzione ostinatamente contraria.

In questi giorni ho visto la vetrina dove una volta lavorava un nostro amico. Una vetrina non più vetrina per via di un enorme adesivo appiccicato sopra. Il negozio che una volta era del nostro amico ora è diventato una sala da gioco. Uomini sui seggioloni seguivano le scritte sugli schermi e tiravano le slot, qualcuno mi ricambiava lo sguardo. C'era un non so che di sospetto in quell'atmosfera ovattata senza giorni, notti, tramonti e temporali.

C'è crisi, non serve aprire il giornale per capirlo. La crisi porta impoverimento e l'impoverimento porta sete di denaro. Mi chiedo come l'avrebbero affrontata gli uomini di cinquant'anni fa. Forse sarebbero emigrati, forse avrebbero accettato un lavoro anche se umile (ce ne sono anche oggi). Di certo non avrebbero gettato la loro speranza su un tavolo da gioco. Chiunque ha dei vizi, non per questo è da condannare. Ma che questi vizi siano appoggiati da TV che chiedono se uno col frac è un maggiordomo o un camionista o promuovono lotterie tanto per far cassa mi pare davvero indegno. Specie quando quelle TV, bene di tutti, dovrebbero educare.

15 commenti:

sportelloutenti ha detto...

Sono assolutamnente d'accordo.
Mi hai fatto venire in mente un gruppetto di operai-manovali stranieri (dall'accento sembravano rumeni) che sull'autobus stavano raschiando con una monetina una fascetta di una decina di gratta e vinci. In tre minuti hanno buttato almeno una ventina di euro (a dir poco) Quanto avranno guadagnato in una giornata di lavoro?
Elisa

Bongio ha detto...

Il fatto è che purtroppo la cosa non riguarda solo gli stranieri, ma tutti coloro che vedono balenare la chimera di un guadagno facile a scanso di occasioni per sudarsi i quattrini. Benvenuta, Elisa.

unospicchiodicielo ha detto...

...intanto lo stato ci guadagna su questi giochi e giochetti...mah
Bentrovato..
Alidada

piccola_osservatrice ha detto...

è vero lo stato ci guadagna.. ma non c'è più la voglia di fare i lavori umili di una volta e di rimboccarsi davvero le maniche..

la 'povna ha detto...

Non ho mai giocato al lotto o simili, il solo pensiero del sopracciglio aggrottato dello zio matematico non me lo avrebbe permesso. La questione non mi sembra tanto il passatempo (la tombola, che è basata sullo stesso principio, esiste dalla notte dei tempi), ma il fatto che non ci sia altro da un lato (e quindi la perdita del significato della parola passatempo) e il fatto che lo Stato ci guadagni dall'altro.
Ti vedo pessimista, in questo inizio di anno, mi dispiace!

Bongio ha detto...

Hai centrato esattamente la questione, povna. Dispiace che lo Stato non solo non incentivi l'inventiva, ma addirittura la scoraggi pur di far cassa. La crisi c'è per tutti, ma utilizzare simili sotterfugi solo perché si dispone degli strumenti per farlo rasenta davvero la tristezza. Credo si sia trovato un modo intelligente per far pagare le tasse e lasciare i contribuenti felici. (Per il pessimismo, vedrò di rifarmi nel prosecuo eheh!).

Alidada ha detto...

p.s. ...ho deciso, che ti piaccia o no sei dei "miei" :-)

Annalisa ha detto...

Ma provate a pensarlo non tanto come passatempo; provate anche a guardarlo dall'altro lato della barricata; provate a pensare anche a qualcuno che non ha più niente altro, nessun'altra speranza di cambiare in meglio la propria vita, di migliorarla di un tantino, che una vincita piovuta dal cielo.
Provate a pensare a qualcuno che riesce a comprarsi da mangiare, ma non può comprare i giornali, le scarpe nuove, pagarsi un'otturazione da cento euro o cose così.
E' tanto difficile capire che ci si affida anche a un biglietto, sia pure matematicamente incerto, semplicmente nella speranza di trovarsi di colpo in tasca cento, duecento, quattrocento euro che altri spendono per una vacanza o un paio di scarpe?
Io ne conosco, di gente così.

(discorso lungo, comunque, e io ora devo uscire; ho un terno secco di sicuro esito :-P)

Bongio ha detto...

No però, ferma un attimo. Se uno riesce a comprarsi da mangiare e riesce a sopravvivere (non dico a vivere, ma quantomeno a sopravvivere) può decidere di trovarsi un lavoro. Non si pretende che vada a fare il manager o l'avvocato, ma un posto nell'agricoltura in estate e un lavoretto umile nelle altre stagioni lo rimedia. Con questo lavoretto poco a poco ha la possibilità di comprarsi i maglioni, pagarsi l'affitto, e migliorare il suo tenore.
Siamo d'accordo che è più facile tentare la sorte in un biglietto, ma non è la strada giusta. Lo Stato ha il dovere di educare in questa direzione, e non adescare al gioco come fa. Si fanno tante campagne contro l'evasione fiscale, gli incendi d'estate, e un sacco di altre cose. Benissimo. Facciamone anche una che dica: "Sei povero? Puoi mangiare ma fatichi ad arrivare alla fine del mese? Cercati un lavoro. Ce ne sono un sacco, se solo li vuoi. Non esistono lavori umilianti. Se lavori, dimostri al mondo che credi fermamente nella vita, che vuoi guadagnarti la possibilità di andare avanti. Lavorare è l'unico modo per giocare e vincere sempre. Pensaci.". Al posto di fare questo, invece, passano quiz dove ti fanno telefonare per rispondere a domande da cerebrolesi. 1 telefonata, 1 euro: grazie contribuente. Indegno, dai.

Annalisa ha detto...

Ah, ma guarda, io sono d'accordissimo con il discorso generale sul "diseducativo" e tutto il resto (compreso il ruolo dello Stato, che è un po' come per le sigarette o l'alcool).
Io facevo un altro discrso, e provo a spiegarmi con un esempio.
Conosci un operaio, ha un lavoro, dignitoso e pagato giusto giusto per arrivare (quasi) a fine mese. L'oepraio riesce a pagarsi pane, latte, un po' di carne, la benzina per andare a lavorare, i libri per suo figlio e un paio di scarpe ai saldi o al supermercato. In pi ù, d'inverno, si paga i suoi 300 euro di riscaldamento ogni tot mesi.
Poi all'operaio cadono due denti. Va dal dentista e si fa fare un preventivo: siccome i due denti sono caduti perché in precedenza l'operaio non ha MAI potuto permettersi di controllarsi, il preventivo è di, mettiamo, diecimila euro. Ora, secondo te, che speranze ha di pagare il dentista?
Nessuna.
Fare un mutuo non se ne parla, perchè non si riesce a togliere più nula dallo stipendio. Allora l'operaio decide di dire al dentista di aggiustargli soltanto un dente e lasciar perdere il resto. preventivo: 700 euro. Significa saltare tutti i pasti, non comprare benzina, ecc. per un mese, in pratica.

Ecco, trovi così strano che questo operaio, andando a prendere il latte e vedendo un biglietto da due o tre euro (cosa costano?) di gratta e vinci, lo prenda?
Magari pensando: non voglio vincere chissà quanto: mi basterebbe vincere mille euro.
Io no. Magari io non lo faccio, ma penso la stessa cosa. Se passo davanti al mio tabaccaio che espone un foglietto con scritto su malamente: vinti qui 2700 euro, cosa credi che pensi? Eh, va' un po', se li avessi vinti io avrei potuto sistemare l'auto che sta andando a sputo...
Magari, allora, la prossima volta mi metto lì anch'io a grattare.

Annalisa ha detto...

ps.: e poi mi taccio.
Lavoretto estivo del figlio (andare a strappare i galli nei campi): sette euro netti in nero all'ora. Dopo cinque settimane, non c'è più bisogno, ti saluto e ciao.
Lavoro in regola della figlia laureata: sei euro e rotti l'ora. E con contratto a termine, e ora ti saluto e ciao.
Il figlio ora è tornato a scuola; la figlia si sta cercando un altro lavoro, non quello per cui si è laureata, un altro, basta che ci sia.
Se le capita un lavoro in un paese qui vicino, deve rinunciare perché non ha i mezzi per arrivarci (un'auto sola in casa e la devo usare io).
Se stasera tornasse con un biglietto gratta e vinci... be', non mi sentirei di dirle che ha buttato via i suoi soldi.

Bongio ha detto...

Ho capito cosa intendi. Ed effettivamente pur non condividendo la scelta di guadagnare con le vincite, non trovo granché da contestare. Sono uno che è abituato a tirare la riga alla fine, e che non dimentica che per vincere 100 euro magari ne ha spesi 150. Non dico sia il caso di tutti, ma a volte succede. Per questo mi spaventa il gioco: non ci sono certezze. Già ce ne sono poche con il lavoro, come osservi. Trovo solo un po' triste che le lotterie siano davvero rimaste l'unica fede in cui sperare, è segno che qualcosa nel meccanismo ha fallito. Comunque grazie per esserti messa in gioco, fa piacere potersi confrontare con chi vede le cose da prospettive differenti.

elipiccottero ha detto...

Effettivamente è diseducativo. Anche perchè poi lo stesso Stato, è successo a una conoscente, dice di aiutare i giovani che decidono di mettersi in proprio (in questo caso, coi risparmi di tutta la famiglia) e alla fine dei conti eroga un contributo di... 60 euro, meno di quanto si spenderebbe in marche da bollo per richiederlo.
A me, che son disoccupata da un paio d'anni, consigliano in molti di cominciare a giocare al Superenalotto, ma preferisco risparmiare (qualcuno mi ha spiegato quanto remote siano le probabilità). Tuttavia, a volte viene la tentazione di giocare... perchè se ti proponi per un lavoro umile e hai una laurea te lo dicono chiaro che non ti prenderanno.

Bongio ha detto...

Ciao elipiccottero, benvenuta. Sai che non la sapevo quella cosa dei 60 euro? Sarà perché un po' per tempo e un po' per schifo, la TV non la guardo più. Sollevi questioni molto interessanti. La faccenda dell'occupazione per esempio. Sai che un mio amico ingegnere, dottore con tanto di esperienza in California si è visto negare un posto di lavoro per eccesso di requisiti? Grottesco. Una volta mi hanno detto che le probabilità di vincere al Superenalotto sono più basse di quelle di essere investiti mentre si va a giocarci. In bocca al lupo per il lavoro!

rossibenedetto ha detto...

Quello che passa in tv è un po' lo specchio della società. Nel 2012 non possiamo intendere la televisione come uno mezzo educativo, non possiamo pretendere che educhi perché è uno strumento che viene utilizzato da chi non fa certamente dell'educazione la propria bandiera. Il problema sta a monte, non è solo la televisione. Passeggiando per le strade di qualsiasi città non possiamo che notare il numero sempre maggiore di esercizi commerciali che istigano al gioco d'azzardo. L'obiettivo è fare business, soprattutto in questo periodo di crisi reale in cui si cerca in tutti i modi di troavre il punto debole del fruitore. Ma la gente che va a scialacquare gli stipendi nelle sale giochi ci andrebbe ugualmente, anche senza crisi. Penso che se vogliamo fare discorsi di principio ci sia semplicemente da considerare che l'opportunismo dilaga sempre di più senza guardare in faccia a nessuno. Finché non si penserà ai proprio interesse e agli interessi della società allo stesso tempo, la crisi continerà ad esistere.

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