14 dicembre 2009

Il resto è colla


Un giorno ho visto un volantino. Di quelli che gli amici attaccano per strada quando ti sposi. Lo scotch aveva perso forza e le auto e il maltempo lo avevano ingrigito. La data parlava di storie andate e antiche utilità. Solo che noi, pensavo, noi ci si ferma alle facciate, ai colori e alle scritte. Al palo e al manifesto, insomma. Noi si trascura il collante, l'insieme complementare. Quello che unisce e valorizza. Si sta in case di mattoni e non anche (soprattutto) cemento, stringendo mani che sono solo mani se non c'è l'amicizia. Sa d'ingiustizia, direi, per una colla che è, se non tutto, quantomeno tutto il resto.

07 dicembre 2009

Ad averci la Faccia da Libro...


Bongio fa a gara col suo gatto a chi perde più pelo
(quanto a vizio, però, non c'è storia)

Bongio è a favore della filosofia: "Tieni la stessa maglietta finché
non ti schifi da solo" (e stasera, diciamocelo, era ora sul serio).

Bongio ha deciso, per noia,
di asfissiarsi con la sua ciabatta.

Bongio è vispo come un materassino da spiaggia
dopo che ci si è coricato su Galeazzi.

Bongio ha rimorsi di cannibalismo
dopo aver ingurgitato salame d'asino
(però che buono che era)

Se senti puzza di pesce...
è perché l'esca ha funzionato.

Bongio è più rincoglionito di una formica
capitata per caso in un megafono.

Il ricordo del cinghiale riecheggia nella mente
(e nella laringe)

Bongio è più gassoso di un metanodotto.

Fanculo, stasera uovo doppio.
Se almeno muoio, muoio felice
e decentemente ingolfato.

Bongio ha i riflessi
di un bradipo con l'artrite.

01 dicembre 2009

Insospettabili megalomani


Dove lavoro io c'è un cesso con lo specchio reclinabile. Una grande invenzione, non c'è che dire: un semplice tocco e tanto gli alti quanto i bassi possono giocare a farsi le boccacce, strizzarsi i brufoli fare i pistoleri con facilità. Ora però: non essendoci in ditta nani o infanti gattonatori, cosa voleva guardare chi ha scelto questa angolazione?

25 novembre 2009

Sussulto estremo


E poi c'è il momento dove tutto si fa chiaro, dove lo sforzo diventa ragione e il tempo è bene usato. Dove le cose non possono essere altrimenti, perché tutto è creato per un fine, e tutto è necessariamente per il miglior fine. Dove anche se sono mesi che ti spacchi la testa oramai non te ne frega più niente, perché nessun altro poteva essere lì se non tu. Dove ti dici che buttare la vita non è stata una debolezza passeggera, che tu ci sei fatto per stare lì a soffrire, andar via anche con l'amaro e alla fine alzare la testa. A guadagnare l'orgoglio di dire "Sì, cazzo! Quel tassello di mondo l'ho fatto io". E di colpo vedi quelli che ti hanno commissionato l'opera, vedi te stesso che lavori e trovi le soluzioni, vedi quelli che costruiranno la roba che tu hai pensato e quelli che la useranno. E infine vedi quelli che domani la butteranno via, ne metteranno un'altra più nuova, più luccicante e più efficiente della tua. E ti senti così magnificamente cittadino del mondo, così tremendamente complice della vita.

*Ringrazio Voltaire per la magnifica frase del dottor Pangloss e tutti voi per aver pazientato finora. Non garantisco che questo sia un ritorno, ma quantomeno un tentativo.