17 giugno 2010

Libero arbitrio


Giorni e giorni a raccogliere il niente, aspettare la sera e vedere il domani. Notti bruciate in vuoti e nevralgie. Carenze di quadrature, pareti da scuola e costrizioni. Libertà come disorientamento, veleno lento, assassinio di prospettive. E pioggia. Perché sul disilluso tutto scivola, tranne che l'insignificante. Scivola come scivolanti gocce sui tavolini, come scrosci improvvisi sugli ombrelloni (l'estate avrà tempo). Pioggia fuori e dentro, e non c'entra il tetto. (Ma perché il bimbo gioca? E il padre, allora? Non bagna anche loro, quest'acqua?)

E ti vien voglia di follie, di uscire e prenderla. E anzi levare la giacca e le scarpe: il cielo non fa paura. “Libero arbitrio”, a chi ti guarda e si domanda. Perché il farlo sa di nuovo, e il “felice” è anche questo. Ricordi. Del convittore fradicio e la stanza inumidita; le scarpe e i jeans ritinti a fango: “L'esame. L'ho passato”. E il campo era neve al suo volto; rotolato, rotolato, e rotolato ancora. “Sei pazzo!” gli dicevo. E io, che la tuta e la doccia, io che il phon e la stufa ce li avevo; io non capivo. E ora. In quest'acqua al piombo che lava nonostante tutto; ora, dove molto è perduto, cambiato, finito; ora sì, che lo vedo. E viva i raffreddori e i malanni; viva le pozzanghere e le calze intrise; viva i capelli e le loro bizze; i panni e il loro peso; i giudizi e i pregiudizi (ché si fa presto, a dar del matto); ora sì, che sarebbe il giorno giusto per morire. (E viva anche i fiori, che gli ombrelli non ce li hanno e nessuno mai piglia il raffreddore).

8 commenti:

il Gilo ha detto...

Opperò!

asintoto ha detto...

Cavolo, davvero ottimo.

rossibenedetto ha detto...

"Bisogna morire vivendo", canta qualcuno. Ma forse qualcun'altro lo diceva già da prima. E chissà da quanti altri è stato più o meno pensato. D'ogni modo credo che sia proprio così. Godiamo pure di quello che c'è da godere, d'altronde vivere - vivere - non ha controindicazioni. Comunque vada.

Annalisa ha detto...

Sai, si rischia il commento monotono: proprio belli, testo e foto.

avvelenato ha detto...

Si dice che sia meglio la crisi che la stasi. Allora io dovrei stare benissimo, tra parentesi.

Ma detto ciò, il lettore mediobasso come me non capisce cos'è alla "fin fine" che attanaglia lo Scrivente: così te lo chiedo direttamente da qui, che i blog sono belli anche per questo: "cos'è che ti attanaglia, o Scrivente?".

"Significato scarsamente indagabile per meteorismo", così nella mia ecografia mi soffermo sullo stile, che trovo molto poetico ma non evocativo alla maniera del tuo solito. Mi piace molto la chiosa finale, che per certi versi mi ricorda il Guccio coi suoi paragoni sul mondo animale (gli uccelli ne mangian quintali e quasi nessuno ha gli occhiali)!

Bongio ha detto...

Teniamoci forte, allora. Giacché se non riesce bene quando ce l'ho chiara - l'idea - figuriamoci se c'ho il vuoto, e mi tocca inventarmi quacchecosa per rassicurare voi - Lettori - sulla mia presenza in vita.

Lo spirito voleva essere quello della carica, di vivere senza mezzi termini. Lasciarsi andare, e pigliarsi gli acquazzoni. Ché per dieci che ti danno del matto (ma non ce l'ha l'ombrello, quello?) ne basta uno a meravigliarsi della tua non-vergogna per avere raggiunto lo scopo. Ché il mondo migliore, per quanto bizzarro ti possa suonare, parte anche da questo. Poi, dimmi tu.

LGO ha detto...

Avevo un'amica così, senza ombrello. Viveva davvero senza mezzi termini, e se n'è andata lontano. Un po' speciale, insomma, nonostante l'apparenza ordinaria.

Bongio ha detto...

Forse quelli bravi non sono per qui, forse meritano davvero di andare dove c'è chi ancora può apprezzare. Una bella testimonianza, grazie (e non ti nascondo che a un certo punto un po' di tristezza s'è risvegliata...)

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